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Distorsioni cervicali o colpo di frusta


Distorsione cervicale o comunemente detto colpo di frusta

Si definisce "colpo di frusta" cervicale una lesione traumatica da flesso-estensione del rachide cervicale che si manifesta quando il corpo viene spinto in avanti, mentre il collo, a causa dell'inerzia data dal capo, si iperestende bruscamente. Questo meccanismo distorsivo determina un quadro clinico caratterizzato da un insieme di sintomi quali la cervicalgia, la rigidità e la limitazione della motilità cervicale associati ad altri disturbi neuro-vegetativi. In seguito alla distorsione si assiste alla contrazione dei muscoli paravertebrali e flessori del capo che ottengono come risultato quello di comprimere il rachide. Stessa azione e risposta, in senso contrario, si ha nel contraccolpo che il capo subisce dopo un tamponamento. Il risultato è quello di un accorciamento del collo con compressione del rachide, collusione delle articolazioni intervertebrali e alterazione dei due sistemi otovestibolare e oculomotore. Poiché le afferenze propriocettive cervicali si integrano con il sistema vestibolare ed oculomotore, contribuendo alla rappresentazione dello schema corporeo nello spazio ed allo sviluppo di riflessi posturali, la muscolatura del rachide cervicale, che reagisce contraendosi, si trova a far parte di un circuito chiuso afferente ed efferente in cui intervengono il sistema vestibolare ed il sistema visivo. E' comprensibile, pertanto, come i disturbi derivanti da una alterazione di questi sistemi, dovuta alla distorsione cervicale, sia responsabile della genesi di un corteo sintomatologico da attribuirsi a tali apparati che all'apparenza sembrerebbero essere disgiunti dalla distorsione a carico di tale tratto del rachide.

Nei classici casi di distorsione meno gravi si potranno avere soltanto danni legamentosi da stiramento e contusione delle strutture articolari, causati dallo scivolamento delle vertebre, con edema locale e contrattura muscolare da riflesso protettivo. Nei casi più gravi, di competenza traumatologico-chirurgica, si possono verificare rotture dei legamenti, erniazioni discali, fratture vertebrali. Andranno trattati con trazione per qualche settimana ed immobilizzazione in Minerva gessata. Se le dislocazioni non sono riducibili il trattamento sarà allora chirurgico, mediante cerchiaggio posteriore ed eventualmente trapianto autoplastico.

Sintomatologia:

Il colpo di frusta è caratterizzato da una sintomatologia precoce e da una sintomatologia tardiva.
Subito si manifestano sintomi quali: la cervicalgia, la sensazione di fragilità dei muscoli cervicali anteriori e posteriori, la limitazione della motilità cervicale specie dei movimenti di rotazione e flessione laterale e la cefalea il più delle volte occipitale o generalizzata, talvolta si può manifestare un'emicrania. Solo nei giorni successivi viene riferita una sindrome vertiginosa che, in certe circostanze, assume caratteristiche di apprezzabile gravità. Il paziente riferisce la vertigine come sensazione soggettiva non rotatoria, breve, spesso evocata da un movimento del capo che conferisce un senso di instabilità posturale in stazione eretta. Si manifestano poi irritabilità e turbe dell'umore, parestesie agli arti superiori fino alle mani, e sintomi otoneurologici e visivi come acufeni e fosfeni e difetti di accomodazione.
La sintomatologia precoce si risolve nel giro di 1-3 mesi, con scomparsa totale dei disturbi.
In un terzo dei casi permane oltre 6 mesi, una sintomatologia che si definisce "sindrome tardiva del colpo di frusta" e che comprende oltre al dolore cervicale, cefalea, rigidità cervicale, brachialgia, disestesie e ipostenia degli arti superiori, disturbi vertiginoso-posturali già evidenziati nella prima fase, ma ora aggravati o stabilizzati. Ansietà, depressione, insonnia sono tipici della sintomatologia tardiva e compromettono non di poco la qualità della vita.
In taluni casi certi pazienti possono riferire disturbi quali un fastidioso "nodo alla gola", che spesso induce il medico curante ad approfondite indagini diagnostiche gastroenterologiche che non evidenziano, ragionevolmente, alcun disordine di tale apparato. Il rachide cervicale risponde al trauma con una rigidità antalgica, la muscolatura si contrae per ridurre le sollecitazioni sul segmento leso e le capacità articolari risultano globalmente ridotte in tutti i piani di movimento ed in particolare in quelli che sollecitano le strutture capsulo-legamentose stirate e/o lesionate.
A livello cervicale le componenti capsulo-legamentose e muscolari svolgono non solo il ruolo di stabilizzazione passiva e di controllo attivo dei segmenti cervicali, ma costituiscono anche sede particolarmente ricca di propriocettori, che intervengono nel controllo tonico posturale del capo e degli arti e rendono il distretto cervicale, ed in particolar modo il livello C2-C3, paragonabile ad un "ponte propriocettivo".
Tali sintomi sono responsabili di far peregrinare il paziente da vari specialisti quali, principalmente l'otorinolaringoiatra per gli acufeni, e le vertigini; il neurologo per la cefalea, l'ansia e le stesse vertigini; l'oculista per i fosfeni e disturbi visivi di varia natura e l'internista o il gastroenterologo per la nausea, il vomito, il nodo alla gola e i disturbi della deglutizione; in ultima analisi si può arrivare a richiedere la consulenza dello psichiatra per l'ingravescente componente psicologico-affettiva che può sfociare nella sindrome depressiva già ricordata.
Si può comprendere, pertanto, la molteplicità dei disturbi che possono derivare da una distorsione cervicale, non dimenticando parimenti che il complesso corteo sintomatologico neurovegetativo è l'origine di tale esasperante peregrinare infruttuoso da uno specialista all'altro, alla vana ricerca del motivo di tali mali. Questo è peraltro il principale fattore di aggravamento della sindrome depressiva menzionata che si manifesta con discreta frequenza.

Trattamento:

Il riposo. E' necessario un periodo di almeno due settimane durante il quale si limiteranno al massimo i movimenti del collo e della testa. Bisogna evitare in assoluto un protratto periodo di riposo: sembra infatti che il riposo prolungato favorisca la cronicità, mentre una pronta e precoce mobilizzazione del collo, prima con esercizi isometrici e poi con movimenti attivi, darebbe i migliori risultati.

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